Myriads/Ars Electronica

La Vita in Tempo Reale della Città

Ad Ars Electronica 2015 abbiamo sviluppato un concept per mettere in esposizione la vita digitale in tempo reale della città di Linz.

Nel 2015, ad Ars Electronica, HER ha creato un concept per un’opera d’arte capace di visualizzare in tempo reale la vita digitale della città di Linz.

L’opera, composta da 4 visualizzazioni e da un suono generativo continuamente variabile che rappresenta il panorama emozionale della città, rappresenta la polifonia delle città, miriadi di soggetti differenti che, simultaneamente, con il loro agire ed esprimersi, creano una enorme sinfonia polifonica dissonante, la città.

Myriads, the workshop pills

L’opera è composta da diversi elementi:

  • il processo di raccolta dei dati, dai maggiori social network utilizzati in città (Facebook, Twitter, Instagram), e l’integrazione con altri sorgenti di dati
  • 4 visualizzazioni di dati che mostrano i luoghi, i tempi, le emozioni, i temi, e le reti relazionali che caratterizzano gli spazi pubblici digitali della città
  • il suono generativo, che trasforma le molteplici espressioni emozionali in suono, con la tecnica della sintesi granulare
  • una serie di 15 workshop, che rappresentano il momento performativo dell’opera, e che consentono di riflettere sulle grandi opportunità, ma anche sui pericoli per i diritti e le libertà dell’essere umano, che derivano da queste pratiche data-based

L’exhibit è costruito in maniera tale che ogni cosa di cui si ha esperienza è generato dai dati raccolti in maniera massiva e in diversi modi dalla città.

In questo caso, si trattava di dati raccolti dai principali social network (Facebook, Twitter, Instagram) per comprendere le miriadi di micro-storie della città, nel loro evolvere, tra gli spostamenti attraverso gli spazi della città, e con i flussi di informazione e conoscenza tra i cittadini.

Myriads, the exhibit
Myriads, the pills and the projection

Ogni elemento della mostra era progettato per segnare il passaggio dalla città industriale alla città di Terza Generazione, quella dei flussi di informazione, conoscenza e emozioni.

Nell’esposizione i dati risultanti dall’interpretazione delle emozioni, delle espressioni, del gossip, del movimento e dei comportamenti si trasformavano in suoni generativi, visuals e conoscenza, visibile e accessibile attraverso le proiezioni, i monitor, gli altoparlanti e durante i workshop. Usando la definizione di Marco Casagrande: “La città di terza generazione è la rovina della città industriale, in cui il gossip rovina le infrastrutture, trasformandole nelle mappe sincretiche dei flussi dei cittadini e delle loro comunicazioni e scambi nella città.”

15 differenti micro-workshop trattavano 15 temi differenti: la trasformazione dell’identità; gli ecosistemi relazionali; esempi pratici di arte generativa creata usando Human Ecosystems; privacy e controllo; etnografia peer-to-peer. Un sedicesimo workshop misterioso (che alcuni visitatori hanno effettivamente scovato) era intitolato come una nota pubblicazione della ricercatrice Jennifer Gabrys: “Telepathically Urban

Ogni workshop durava 20 minuti, dando ai partecipanti una visione d’insieme del tema, unita alla possibilità di scegliere a quali workshop partecipare, componendo un proprio percorso istruttivo e esperienziale.

Myriads, workshop n.4

Come è sempre nelle nostre intenzioni, sia l’exhibit che il programma educativo costituivano uno stimolo per la percezione dei futuri possibili delle città, aiutando le persone a costruire un proprio immaginario invece che proponendone uno confezionato. Per andare verso una visione di futuri possibili, desiderabili, immaginabili, oltre ciò che è semplicemente tecnicamente realizzabile. Città da costruire con le persone, i loro conflitti, accordi, divergenze, differenze e armonie.

Il programma educativo è stato fondamentale da questo punto di vista. I partecipanti apprezzavano lo sforzo dedicato all’esplorazione del possibile, anche andando oltre gli immaginari tecnologici promossi dall’industria.

Le persone erano molto coinvolte, e si trattenevano ben oltre i 20 minuti previsti dalla sequenza dei workshop, partecipando a conversazioni profonde e interessanti. Poi tornavano, diverse volte, anche nonostante la ricchezza del programma di Ars Electronica. Questo anche per soddisfare il bisogno, espresso da molti partecipanti, di confrontarsi con l’assenza di conflitto, differenze e trasgressione nel discorso tecnologico intorno al futuro della città.

Ad esempio, questo è stato molto comprensibile durante i workshop sull’industrializzazione della mente, e il quello sull’identità, nei quali analizzavano alcune tra le caratteristiche più critiche rispetto all’emergere delle economie della creatività, e anche quello su Ubiquitous Commons, in cui si apprendevano diversi modelli per creare azioni partecipative in modo autonomo.

Era una chiara indicazione circa l’importanza dei temi affrontati. Che vanno oltre i futuri tecnologici della città, e che riguardano i diritti fondamentali degli esseri umani e i loro desideri.

Myriads, visualization