EC(m1) – Ecosistema Cultura 1° Municipio

Il progetto

Realizzato nel 2013, EC(m1) è il primo esperimento cittadino di Human Ecosystems.

Il progetto utilizza le tecnologie di HER per catturare l’attività pubblica degli operatori culturali di Roma e dei cittadini – che partecipano, valutano e raccontano, si esprimono sulla cultura sui social network (Facebook, Twitter, Instagram) – per comprendere i temi delle discussioni online e gli stati emozionali espressi.

EC(m1) è stato commissionato dall’Assessorato alla Cultura del primo Municipio di Roma e si articola attraverso quattro visualizzazioni interattive in tempo reale: Space, Time, Emotion, Relation.

Il progetto è stato utilizzato a supporto di Cultur+, le politiche culturali partecipative del I° Municipio, realizzando radicali forme di sperimentazione attraverso “data driven” workshop che hanno coinvolto centinaia di operatori sul territorio.

I dati emersi

Dall’osservazione, nei primi sei mesi, sono emersi i seguenti dati:

1. l’abbondanza di operatori, la loro scarsa interconnessione, e la larga presenza di outsiders

  • gli oltre 7000 operatori attualmente identificati si affiancano ad un ampio strato di popolazione attiva che rappresenta operatori non formalizzati, che fanno musica, arti e attività culturali in una estrema varietà di forme (dai food bloggers, ai writers, ai makers);
    pochi operatori risultano essere estremamente interconnessi tra loro;
  • meno del 10% degli attori realizzano oltre il 50% delle iniziative comunicate e recepite in maniera efficace sui social network;
  • tranne in alcuni casi gli operatori lavorano da soli (circa 34%), o tramite collaborazione di massimo 2 altri operatori (circa 25%);
  • la quasi totalità degli operatori (circa l’86%) non fa comunicazione collaborativa e/o sinergica con altri operatori;

2. il basso interesse nella scoperta, i cittadini partecipano a eventi di pochi operatori

  • la maggior parte del pubblico partecipa ad eventi e iniziative promosse da 1 solo operatore (12%), o da 2-5 operatori (49%);
  • i dati cambiano radicalmente con riguardo al costo degli eventi: nel caso di eventi non gratuiti il pubblico rilevato che esprime di accedere a eventi di 1 solo operatore sale al 62%;
  • questo tipo di dato viene ovviamente rilevato “per stagione”, perché è frequente, ad ogni stagione, il formarsi o aggregarsi di nuovi operatori, o del dispiegarsi di mode e trend in grado di cambiare sostanzialmente il panorama della cultura e dello spettacolo;

3. l’evidenza di nicchie con la funzione di interconnettori tra diverse comunità

  • sono presenti nicchie perfettamente distinguibili di soggetti in grado di vestire il ruolo di bridge (ponti), ovvero tali da esprimere nella loro quotidianità un interesse elevato per un alto numero di operatori e di pubblici differenti e, quindi, di costituire facilmente ponti naturali tra le diverse comunità;
  • è questo un ruolo differente da quello degli influencer, ovvero quei soggetti che, per reputazione o numero di contatti, sono in grado di dare visibilità e rilevanza alle informazioni;
  • se gli influencer sono più rari, i bridge sono maggiormente diffusi tra la popolazione e naturalmente predisposti (a giudicare dall’evidenza) a generare interessi capaci di attraversare i vari mercati e a creare mobilità tematica;

4. una mobilità limitata, ma presente

  • questo è un dato attualmente in elaborazione, ma di grande interesse;
    confrontando i luoghi di provenienza con quelli di fruizione, si evidenzia un limitato, ma presente, livello di mobilità per la fruizione degli eventi;
  • se si escludono i turisti (per i quali stiamo attualmente cercando misure più significative) circa il 28% dei rilevati si sposta in 3-5 quartieri differenti per partecipare a eventi o iniziative, mentre solo il 3% non si sposta dal proprio quartiere;
  • fenomeno interessante è quello dello spostamento univoco, secondo cui circa il 30% dei cittadini rilevati esprime di prendere parte ad eventi localizzati in un solo quartiere, eventualmente coincidente con il proprio.